Il «New York Times», a partire dal 1° luglio 2019, non pubblicherà più vignette di satira politica nella sua edizione internazionale. E tutto questo a causa delle polemiche insorte dopo la pubblicazione, nell’aprile scorso, di una vignetta politica con la caricatura del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ritenuta antisemita.
Come al solito le polemiche e le critiche sono state esagerate, arrivando perfino a paragonare il «New York Times» al tabloid di propaganda nazista «Der Sturmer».
Patrick Chappatte, uno dei maggiori vignettisti del giornale, sostiene – e a ragione – che i media si sono sempre più indeboliti sotto la pressione politica e le critiche da parte di “masse moraliste” sui social media.
La vignetta di satira politica del «New York Times»
La vignetta, realizzata dal vignettista portoghese António Moreira Antunes, raffigura Netanyahu come un cane, con un collare su cui è appesa la Stella di David, che guida un cieco presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che indossa una kippah.

António Moreira Antunes ha dichiarato alla CNN che la sua vignetta non ha evocato stereotipi antiebraici.
Chappatte ha scritto: “Siamo in un mondo in cui folle moralistiche si riuniscono sui social media e si muovono veloci come una tempesta, colpendo le redazioni in modo travolgente”.
Chappatte dice inoltre di “smettere di temere le folle inferocite sui social. Nell’insano mondo in cui viviamo l’arte delle immagini è più che mai necessaria. E così l’umorismo”.
La satira politica è scomparsa?
Quando un giornale inizia a temere polemiche e critiche per le vignette politiche che pubblica, significa che la libertà di espressione è in pericolo. Il compito della satira è colpire. La presenza di polemiche sottolinea soltanto che ha colpito nel segno.
La vignetta su Netanyahu e Trump non è offensiva, come lo sono state invece molte vignette che offendevano una religione.
Le vignette di satira politica in Italia
In Italia non siamo da meno, anzi abbiamo fatto di peggio. Basti pensare alle varie denunce ricevute dal vignettista Giorgio Forattini.


