Il fascino del disegno a mano

Le nuove tecnologie hanno portato innovazione anche nel disegno. E quindi pure nel fumetto. Online possiamo trovare molte strisce a fumetti realizzate interamente al computer. A me non piacciono, le trovo prive di personalità. Fredde. Monotone. E brutte a vedersi, anche.

Si punta sulla battuta, a discapito del disegno. Ma il fumetto, l’arte sequenziale, è testo e disegno insieme.

A prescindere da questo, non ho mai amato la tecnologia al servizio del fumetto e so di essere un po’ in contro senso, visto che le mie strisce sono pubblicate su un sito. Okay, allora diciamo che non ho mai amato la tecnologia al servizio dell’esecuzione del disegno.

Mi servo di strumenti “antichi” come carta, pennini, inchiostro, righe e squadre. Perché per me il disegno è un contatto diretto con questi strumenti, ognuno con una sua importante funzione.

La computer grafica ha reso tutti questi strumenti inutili: oggi non servono neanche più la carta e la matita, si può disegnare direttamente al computer grazie alla tavoletta grafica. Oppure possiamo disegnare a matita e poi inchiostrare con Illustrator o Photoshop.

Per me sarebbe un’impiccaggione. Ho provato qualche volta a disegnare qualcosa con Illustrator, ma non fa per me. Sono proprio negato (e imbranato) a disegnare con quel programma. Gli unici ritrovati tecnologici di cui mi servo sono uno scanner Epson e i retini digitali. E WordPress per pubblicare le strisce.

Ma non toglietemi il gusto di temperare una matita, di sentire l’odore del legno e della grafite, il rumore quasi metallico dei fogli da disegno quando li stacchi dall’album, il leggero raspare della matita sulla carta e quello più marcato del pennino che ne ripassa i segni. E l’odore della gomma da cancellare e il profumo terroso dell’inchiostro di china.

Non toglietemi il gusto di toccare con mano i miei disegni, di sentirli al tatto. La virtualità è lontanissima dalla realtà. Un disegno fatto a mano è reale, tangibile, non ha bisogno di elettricità per poterlo visionare.

Tutto ciò è anacronistico, me ne rendo conto, ma io sono un vignettista anacronistico che sopravvive in un mondo sempre più virtuale. Però non riesco a trovare ispirazione davanti a uno schermo di computer. Mentre un foglio di carta e una matita aiutano la mia creatività.

Da ragazzo disegnavo su tutto. Una volta perfino su una busta in cui mio padre teneva dei documenti. Mi raccontò di non spiegarsi perché nell’autobus ogni tanto qualcuno lo guardava stranamente. Poi si è accorto dei teschi che io avevo disegnato su quella busta.

Anche il banco di scuola era per me come un foglio di carta. Era diventato una specie di murales al liceo. La caricatura di un mio compagno, disegnato impiccato e poi col corpo di tartaruga, non era piaciuta al diretto interessato, che non reagì bene a quella vista.

Il disegno a mano mi permise di sfogarmi, di distrarmi, di rilassarmi. Di prendere in giro compagni e professori. Di fissare idee. Di studiare vignette e illustrazioni.

Il fascino del disegno a mano mi riporta indietro nel tempo, alla mia infanzia e all’infanzia dell’arte.

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