I miei fumettisti preferiti

:: 29 Nov 2017 :: Fumetti e dintorni :: 0 commenti

Sono 5 e nessuno di loro è più in vita. Di persona non li ho mai conosciuti, ma quando mi trovo in difficoltà con un disegno, sono i loro fumetti che vado a sfogliare, così come li ho sempre tenuti come modello per le mie vignette umoristiche.

Jacovitti: il primo Maestro non si scorda mai

Javovitti

Ho conosciuto l’arte di Benito Jacovitti alle scuole elementari. Il Diario Vitt a quell’epoca andava di moda e io, appassionato com’ero di fumetti e vignette, lo sceglievo sempre. Se potessi tornare indietro, ne comprerei 2 copie: una da usare a scuola e una da conservare intonsa, per collezione.

Quello che mi colpì delle vignette di Jacovitti era la loro drammaticità. Situazioni per me, bambino, comiche ma anche drammatiche. Ero sicuro che in quelle vignette poteva capitare qualsiasi cosa ai personaggi.

Da adulto ho iniziato a comprare tutto ciò che riuscivo a trovare di Jacovitti: maestro che ancora seguo quando devo disegnare.

Bonvi: il suo Nick Carter è stato amore a prima vista

Bonvi

Facevo le scuole medie quando mi capitò per le mani il primo albo a colori di Nick Carter. Me lo regalò un mio amico. Mi piacque subito come personaggio: un detective degli anni ’40 che risolveva casi assieme a due assistenti.

Il segno grafico mi appariva grottesco e realistico allo stesso tempo. Da quel momento Nick Carter è stato il mio personaggio a fumetti preferito e lo è ancora. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Bonvi (Franco Bonvicini) entrava quindi nella mia vita a quell’epoca. E ci tornò poi con le Sturmtruppen e da adulto con altri suoi personaggi.

Schulz: perché non può non piacere

Schulz

Non ricordo quando ho visto per la prima volta le strisce dei Peanuts, ma credo nei primi anni del liceo, quando le trovavi nei quotidiani assieme a Mafalda e a non so chi altro. Mi divertiva leggere di quei bambini che ragionavano da adulti.

Charles Schulz ha un segno stilizzato, le sue vignette sono disegnate con tratti essenziali, ma le storie che ha creato sono profonde e resteranno nella storia.

Ora, da adulto, sto collezionando i volumi in cofanetto, e in lingua originale, che la Fantagraphics ha pubblicato: tutte le strisce cronologiche e le tavole domenicali dei Peanuts.

Magnus: il genio del bianco e nero

Magnus

Avevo 14 anni quando lessi per la prima alcune storie di Alan Ford. Comprai in edicola alcune raccolte – erano i 3 TNT 3, albi che contenevano la ristampa di 3 numeri – e la prima storia letta, lo ricordo ancora, fu “Piano concerto al Centimetropolitan”.

Per me fu qualcosa di nuovo nel fumetto. Un gruppo scassato di agenti segreti, un tratto grottesco e ancor più realistico di quello di Bonvi, un uso del bianco e nero deciso, forte, che dava alle storie profondità e anche colore.

Quello era l’Alan Ford disegnato da Magnus (Roberto Raviola), il mio preferito fra i vari disegnatori. Da adulto, ancora una volta, iniziai a collezionare le varie opere del fumettista. Collezione dura da finire.

Segar: sapore di antichi fumetti

Segar

Braccio di Ferro si conosce grazie ai cartoni animati. Ai miei tempi erano quelli i cartoni che si vedevano e mai da allora ne ho preferito altri: Betty Boop, Duffy Duck, Tom e Jerry, Braccobaldo, Ernesto Sparalesto, e tanti ancora.

Braccio di Ferro, comunque, nacque come fumetto, il suo nome reale è Popeye e era inizialmente un personaggio apparso nella striscia “Thimble Theatre” di Elzie Crisler Segar.

Ho iniziato a collezionare anche le strisce di Segar, che la Fantagraphics pubblica in volumi cartonati di grande formato. Là posso respirare il fumetto antico, quello che ancora preferisco e che mi sembra più puro di quello odierno.



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